Don Juan de Marco, maestro d'amore

Nell'ambito della psichiatria il rapporto medico-paziente risulta di particolare e specifica importanza, per le intrinseche caratteristiche delle situazioni cliniche e per l'impatto delle patologie mentali sulla mente del terapeuta.

E' evidente che le caratteristiche del rapporto dipendono sia dal paziente che dal medico, nonché dal contesto nel quale essi si incontrano. Hanno quindi rilievo la personalità di entrambi, il momento emotivo, le aspettative reciproche e i pregiudizi. Altrettanto rilievo esercita la situazione: diverso sarà un incontro nello studio privato rispetto ad un servizio pubblico, nell'ambulatorio rispetto all'ospedale, e così via.

Tra i sentimenti e le emozioni che maggiormente possono influenzare la qualità, la quantità e la durata di una prescrizione psicofarmacologica un ruolo di primo piano attiene senza dubbio al rapporto dello psichiatra con il suo stesso campo di lavoro, la psichiatria; e in particolare alla sua percezione della malattia mentale.

Il film “Don Juan de Marco, maestro d'amore” illustra magistralmente una siffatta situazione. Un giovane è ricoverato in osservazione in un reparto psichiatrico; egli appare persuaso di essere Don Giovanni, e racconta le proprie vicende in modo affascinante e colorito, ma anche estremamente realistico. Da un lato un vecchio psichiatra (Marlon Brando), ormai in procinto di ritirarsi, coglie nel racconto del giovane paziente una "storia", che in breve tempo diviene una sorta di romanzo del quale lo psichiatra stesso diviene interprete, e dal quale viene addirittura trasformato, rivitalizzando la propria vita sentimentale e sessuale. Coinvolto, quasi fascinato in una sorta di sogno da tale romanzo, egli rifiuta di prescrivere al paziente una medicazione antipsicotica nel timore di decapitare irreversibilmente gli aspetti narrativi, quasi romantici, della sua, anzi della loro, storia.

Dall'altro lato uno psichiatra in attività, apparentemente legato a concezioni e modelli più “scientifici”, è invece favorevole ad una terapia farmacologica, inquadrando il racconto del paziente come delirio e accusando il collega di travisare la realtà clinica.

Risulta evidente allo spettatore più smaliziato come non esista una verità oggettiva sulla natura dei contenuti narrativi (sintomi deliranti? romantica storia? sogno nel sogno?) del giovane paziente, ma come egli e i suoi "deliri" divengano in un certo senso il catalizzatore dei sentimenti, delle emozioni, delle fantasie, e anche dei bisogni affettivi, dei due diversi psichiatri.

 

GIULIANO TURRINI

Medico, specialista in Psichiatria, psicoanalista.

E' direttore sanitario di Villa Maria Luigia (Monticelli Terme), un ospedale privato accreditato per la cura del disturbi psichici.

Insegna psicoterapia alla Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell'Università di Parma ed è direttore scientifico della Scuola di Psicoterapia dell'Istituto di Analisi Immaginativa di Cremona.

Si occupa da anni del problema del rapporto medico-paziente e della conduzione di gruppi Balint.

Ha fatto parte per circa dieci anni del Comitato Esecutivo della Società Italiana di psichiatria, ed è attualmente vicepresidente della Società Italiana di psichiatria di Consultazione.

Ha al suo attivo numerose pubblicazioni scientifiche.

20 marzo 2005 - Ore 16.30

Centro Congressi

Casa di Cura Città di Parma

Piazza Athos Maestri 5 – Parma

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